CAMPUS BIOMEDICO AL G7 SALUTE: TRAPIANTO DI STAMINALI E ROBOT IN CHIRURGIA ORTOPEDICA

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“Un onore rappresentare il Campus Bio Medico e l’Ortopedia Italiana al tavolo tecnico sull’invecchiamento attivo del G7 salute” – Rocco Papalia, direttore dell’Unità di Ortopedia e Traumatologia

 

Secondo i dati ISTAT, nel 2050, un italiano su tre avrà più di 65 anni. L‘Unità Operativa Complessa di Ortopedia e Traumatologia della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico è fortemente impegnata a sviluppare strategie innovative per prevenire, diagnosticare e trattare le patologie dell’apparato muscolo-scheletrico puntando a migliorare la qualità della vita di una popolazione sempre più anziana.
Sono questi i temi al centro dell’evento del G7 salute dal titolo : “Healthy and Active Ageing through Life-Long Prevention and Innovation”, dedicato alle strategie di prevenzione per promuovere una vita sana e un invecchiamento attivo. All’evento è intervenuto il professore Rocco Papalia, direttore dell’Unità di Ortopedia e Traumatologia.

Staminali e dischi vertebrali
Sulla rigenerazione dei dischi intervertebrali, gli studi della Fondazione stanno valutando l’efficacia del trapianto di cellule staminali provenienti dal paziente o da donatore, direttamente nel disco. Parallelamente, gli specialisti del Policlinico Campus Bio-Medico hanno attivato lo sviluppo di terapie a base di prodotti cellulari, cioè le sostanze rilasciate dalle cellule staminali nell’organismo (il cosiddetto “secretoma”), come ormoni, interferoni e fattori di crescita. Gli studi in corso applicano la medicina rigenerativa , la quale sfrutta la naturale capacità del corpo di guarire e rigenerare i tessuti danneggiati. Parte di questi studi sono relativi alle vescicole extracellulari, nanoparticelle ad elevatissimo potenziale rigenerativo, che i ricercatori stanno isolando sia da cellule staminali che da cellule progenitrici naturalmente presenti nel disco intervertebrale degli individui giovani.

Impianto di protesi di anca e ginocchio
La tecnologia consente maggiore precisione rispetto alle tecniche tradizionali perché la protesi è impiantata in modo personalizzato: grazie alla raccolta di un numero molto elevato di dati, al software del robot e alle immagini TC, lo specialista ortopedico realizza un iter chirurgico unico per il paziente riguardo l’anatomia, i legamenti, l’articolazione e lo spessore della cartilagine.

La tecnologia robotica garantisce un’elevata precisione nel collocamento e nell’allineamento della protesi e una riduzione di rischi di infezione, del sanguinamento della ferita, del dolore post-operatorio e di tempi di ospedalizzazione. Anche l’intervento si riduce in durata (da 90 a 60 minuti) con un conseguente minore affaticamento del paziente. Sono diverse le patologie per cui è indicato il suo impiego in sala operatoria, dall’artrosi, osteoartrosi e artrosi post-traumatica del ginocchio alle fratture del collo del femore per l’intervento di protesi all’anca.

Uno sguardo al futuro: le dichiarazioni di Papalia e Denaro
Durante l’evento il professore Papalia ha osservato che :“In passato, l’artrosi spesso limitava gli anziani, impedendo loro di essere attivi e riducendo quindi di molto la loro qualità di vita. Tuttavia i recenti progressi nelle protesi ortopediche, in particolare negli interventi di sostituzione articolare di anche e ginocchia, hanno portato a una rivoluzione nella mobilità e nell’indipendenza degli anziani”. In tal senso, un progresso fondamentale nel campo è certamente rappresentato dalla chirurgia assistita da robot. Secondo Papalia, “I sistemi robotici consentono una pianificazione precisa utilizzando tecniche di imaging avanzate, personalizzando piani chirurgici su misura per l’anatomia unica di ciascun paziente. Questa precisione è fondamentale per i pazienti anziani con qualità ossea compromessa o deformità articolari dovute all’invecchiamento, facilitando un’accurata preparazione dell’osso e il posizionamento dell’impianto con danni tissutali minimi e minori complicazioni”.

Vincenzo Denaro, direttore scientifico della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico e fondatore (1994) dell’area di Ortopedia ha commentato: “La medicina rigenerativa sta cambiando radicalmente il modo in cui affrontiamo e trattiamo patologie come la degenerazione della cartilagine e del disco intervertebrale o i difetti ossei. Una strada promettente riguarda le cellule staminali mesenchimali, che possono trasformarsi in diversi tipi di cellule, come quelle cartilaginee, ossee e del disco intervertebrale. In Italia e nel mondo, la ricerca sta avanzando rapidamente per sfruttarle a fini terapeutici, con l’obiettivo di riparare e ringiovanire i tessuti muscoloscheletrici senza procedure invasive. Guardando al futuro, la medicina rigenerativa apre a importanti prospettive e le terapie rigenerative sono destinate a svolgere un ruolo sempre più vitale nel plasmare il futuro della medicina ortopedica, fornendo rinnovato ottimismo ai pazienti di tutto il mondo”.